{"id":13,"date":"2012-10-05T16:37:00","date_gmt":"2012-10-05T14:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/?p=13"},"modified":"2025-03-05T16:40:00","modified_gmt":"2025-03-05T15:40:00","slug":"il-concilio-ecumenico-e-le-aspettative-di-un-giovane-sacerdote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/?p=13","title":{"rendered":"Il concilio ecumenico e le aspettative di un giovane sacerdote"},"content":{"rendered":"<p dir=\"ltr\">eravamo ragazzi ancora<\/p>\n<p dir=\"ltr\">nei nostri aquiloni i sogni mai morti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Ripeteva una canzona per gruppo Scouts: Eravamo ragazzi ancora, con il tempo aperto davanti\/\u2026 legate allo spago le nostre speranze,\/\u00a0nei nostri aquiloni i sogni mai morti.\u00a0\/ Si alzano ora in alto, pi\u00f9 in alto di allora le danze,\/ restare confusi, il tempo ti afferra\u00a0\/ scommetter sul mondo ma senza arroganza. \/\u2026. e c&#8217;\u00e8 sempre chi dice: &#8220;state buoni ragazzi&#8221;\u2026. \/ dietro grandi progetti mancati,\u00a0\/ non \u00e8 pi\u00f9 il tempo di facili sogni,\u00a0\/ i nostri aquiloni hanno i fili bloccati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Ripenso spesso agli anni del Concilio ecumenico vaticano II e soprattutto a quelli del dopo Concilio, i miei anni giovanili, quando ero ancora studente universitario e poi giovane sacerdote, e subentra un naturale confronto con i momenti di vita di oggi e le nuove esperienze nella chiesa, nella societ\u00e0, nella cultura e nel modo di pensare e agire dei giovani e del clero di oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Siamo stati ragazzi anche noi infatti, e sicuramente bravi ragazzi. Ora ormai adulti ripercorriamo i tempi in cui eravamo giovani sacerdoti e idealisti, e spesso ci rendiamo conto che forse eravamo anche tanto ingenui. Rientra nella normalit\u00e0 che il tempo di prima diventi passato e con esso tutto quello in cui abbiamo creduto e vissuto. C\u2019\u00e8 tanta poesia e nostalgia nella vita di ciascuno, ma talvolta anche tristezza e tanta amarezza. Mi rendo conto comunque che le nostre esperienze passate potranno continuare ed essere presenti fino a che attorno a noi ci saranno ragazzi e giovani che vogliono realizzare i loro sogni. Il tempo passa o \u00e8 gi\u00e0 passato solo quando noi ci sentiamo vecchi e delusi dentro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">giovani ideali sogni fatiche confronti<\/p>\n<p dir=\"ltr\">polemiche critiche passioni<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Non vorrei dare un\u2019impressione sbagliata. Non mi sento un prete stanco e deluso in carriera. Ma comprendo e mi giustifico che sono sicuramente ad una svolta nella mia esperienza di vita religiosa e sacerdotale. Un momento in cui ognuno di noi rilegge, riconsidera, ama rapportarsi con il suo passato ed esprime giudizi sul presente con un certo disincanto. E forse il mio giudizio sulle cose e le persone guarda pi\u00f9 al trascorso, alle difficolt\u00e0, alle esperienze, alle obbedienze, ai momenti grigi, alla tristezza, e poco meno alle eventualit\u00e0, all\u2019inatteso, alla speranza e al futuro che ogni periodo storico promette.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Ho sempre desiderato da giovane uno stile di vita sacerdotale vissuta al limite, sulla soglia, nell\u2019attesa, come un progetto diverso, discorde, sempre a rischio; mai come qualcosa di raggiunto, di soddisfacente, di acquisito, di scontato; anzi espresso con attitudine critica e talvolta polemica, con me stesso e con gli altri. Ho sicuramente preteso una vita impegnata apostolicamente, costruita sulle relazioni e meno sulla normativa canonica, volutamente semplice e ordinaria, con tanta nostalgia di vangelo. Non ho mai interiormente accettato che la mia vita fosse letta all\u2019interno di un bollettino e come pagina in un diario \u00a0di una istituzione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030im_\/http:\/\/padreadamoprova.altervista.org\/images\/stories\/2ce.jpg\" width=\"500\" height=\"357\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Sacerdote libero e senza collare. Ho sempre creduto che l\u2019abito non fa il monaco. Non ho mai pensato fin dalla prima met\u00e0 degli anni settanta, quando venni ordinato sacerdote dal papa Paolo VI con centinai di altri giovani, che la gente devesse riconoscermi prete dal mio modo di vestire, o dalla mia divisa di servizio, quasi che la mia fosse una professione.\u00a0Lo avrebbero comunque letto e indovinato. Il sacerdote ha dei lineamenti e un suo volto specifico che viene riconosciuto anche dagli estranei e dai non credenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">del Concilio mi rimane il sogno di una chiesa<\/p>\n<p dir=\"ltr\">pi\u00f9 ricca di fede e di vangelo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Mi ritrovo oggi a vivere e condividere questa mia esperienza cristiana , religiosa e sacerdotale, condizionato e immerso in una cultura che considero fragile e provvisoria, emotivamente vulnerabile, sciupata dalla precariet\u00e0 spirituale, da identit\u00e0 incerte e confuse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">E\u2019 un rifiuto istintivo il mio per tutto ci\u00f2 che sa di attenzione a far carriera e voglia di successo; per tutto ci\u00f2 che sa di preoccupazione e ossessione per sentirsi autonomi e gratificati, suggestionati dalle ambizioni, dalla ricerca della visibilit\u00e0, dal formalismo ecclesiastico, da una pomposit\u00e0 liturgica, da un\u2019 eleganza esteriore, dal denaro, dallo stipendio, dalle ambizioni, dalla macchina, dalle amicizie influenti, dal cellulare ultima generazione, e poco propensi invece a sprecare un po\u2019 del proprio tempo in compagnia degli altri, in casa, con i confratelli, con il prossimo, con i fedeli, con i giovani, con gli anziani, con i poveri, con Ges\u00f9 Cristo; sempre meno disponibili alla condivisione, all\u2019ascolto e al sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Mi rimane il sogno di una chiesa pi\u00f9 ricca di fede e di vangelo, e meno di devozioni e normative; pi\u00f9 profetica nel proporre una forma di vita e una cultura alternativa nella societ\u00e0 odierna, e meno preoccupata per la gestione economica e manageriale; pi\u00f9 attenta, partecipe e coinvolta a leggere i segni dei tempi e meno verbosa e ripetitiva nel commentarli; pi\u00f9 evangelica e universale e meno clericale e vaticana, che la croce se la carica sulle spalle con affanno quotidiano e responsabilit\u00e0, e meno sul petto come prestigio e ornamento. Mi rimane il sogno di incontrare tra i giovani, nuovi sacerdoti, meno preoccupati dei privilegi e pi\u00f9 attenti alla fraternit\u00e0, alla sobriet\u00e0 e alla chiesa. (Cfr. A. Cal\u00f2, Leggi alla voce disincanto, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030\/http:\/\/www.padreadamo.com\/\">www.padreadamo.com<\/a>, \u00a0Gennaio 2010).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">la chiesa o \u00e8 di oggi<\/p>\n<p dir=\"ltr\">o non \u00e8 chiesa<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Forse \u00e8 proprio questo il messaggio che pi\u00f9 mi rimane impresso dalla Chiesa conciliare. Il termine oggi acquist\u00f2 significato particolare negli anni del concilio per noi giovani sacerdoti. In riferimento alla Chiesa e alla sua attivit\u00e0 nel mondo, il termine oggi sembrava ormai richiesto da molti come categoria teologica. Il fatto che la chiesa \u00a0si presenti \u00a0come segno, suppone la necessit\u00e0 che essa sia un segno individuabile, percepibile dagli altri, interessante e, in determinati momenti e sotto alcuni aspetti, forse accettabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">E\u2019 legge di sempre che per dire qualcosa bisogna conoscere un linguaggio. Per dire qualcosa ad un altro, bisogna conoscere il linguaggio dell\u2019altro. Per dire qualcosa al mondo \u2013 ricordare, annunciare, attuare \u2013 bisogna conoscere il linguaggio del mondo.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Al mondo di oggi, con il linguaggio del mondo di oggi. Si corre il rischio altrimenti di rimanere un segno incomprensibile, quando non nascosto; un segno indifferente quando non insignificante; un segno di tradizioni passate, quando non superate e rigettate; un segno di mentalit\u00e0 e di vivere borghese, o di una classe sociale o di una istituzione religiosa ormai decadente.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Una eventuale nuova impostazione della missione e del ministero ecclesiale deve riscoprire un compito essenziale, quello di mantenere un rapporto diretto e di attaccamento con la propria gente, quella di oggi, quella che frequenta le nostre strade e meno i nostri uffici, divenuti nel tempo sempre pi\u00f9 anonimi e clericali.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030im_\/http:\/\/padreadamoprova.altervista.org\/images\/stories\/3ce.jpg\" width=\"500\" height=\"326\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Ritornare a ipotizzare una chiesa e un sacerdozio popolare e sociale, basato su un rapporto di fiducia con il popolo di Dio; un ministero vissuto meno come immagine, professione e carriera ecclesiastica e pi\u00f9 invece come vocazione, vicinanza umana e dedizione. Superando quelle eventuali barriere normative e canoniche che rendono oggi particolarmente difficile, se non addirittura inesistente, la vicinanza tra la gente di strada e chi, come noi, cristiani e sacerdoti si \u00e8 assunto il compito di intervenire sui disagi e sulle situazioni di povert\u00e0 umana e di emerginazione sociale ed ecclesiale, un fenomeno che diventa sempre pi\u00f9 complesso e di difficile soluzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Monsignor Lefebre<\/p>\n<p dir=\"ltr\">un vescovo dalle idee strampalate<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Divenne notizia in quegli anni, i primi anni settanta, la questione Lefebre. E motivo di polemica quotidiana tra noi sacerdoti. Un vescovo che prendeva le distanze dalle decisioni del Concilio, soprattutto in merito alle innovazioni liturgiche. Era logico per me giovane sacerdote giudicarlo un \u00a0integralista dalle idee strampalate. In un mio articolo pubblicato in quegli anni esprimevo pubblicamente la mia posizione di giovane sacerdote al riguardo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\u201c\u2026 siamo convinti entrambi, tu vescovo ed io sacerdote, che oggi noi annunziamo e attestiamo lo stesso Vangelo, nelle varie lingue, con le varie sensibilit\u00e0, nei vari contesti sociali e culturali; lo abbiamo attestato sempre nelle varie epoche del mondo. Noi siamo nati per questo: per salvare il mondo e salvarlo nell\u2019amore. Anche Cristo nacque e nasce per salvare il mondo, e salvarlo nell&#8217;amore. In questo siamo siamo vicini a Cristo. In questo ti differenzi da Cristo. Di Lui il Vangelo cominicia a parlare quando Egli, il Cristo, si interessa personalmente del mondo, segue le sue vicende, partecipa alla sua storia. Di te i giornali e i rotocalchi hanno corminciato a parlare, quando tu hai proclamato che volevi estraniarti dal mondo, dalla sua storia, dalle sue vicende.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 un\u2019avventura rischiosa il camminare con il mondo: \u00e8 scoprire invece e convincersi che il \u00a0mondo ha bisogno di noi, della nostra salvezza, della salvezza che Cristo ha donato a noi, e noi abbiamo il dovere di partecipare al mondo. E&#8217; come far nascere nuovamente Cristo nella grotta; un modo di far partecipare Dio alla storia dell&#8217;uomo, di attirare l\u2019uomo nella storia della Chiesa; \u00e8 l\u2019unico modo per rendere la storia, storia della salvezza. E\u2019 anche un tentativo di trasformare la teologia cattolica, la nostra teologia cattolica, in Vangelo vissuto, quello vero, che Cristo aveva dettato e narrato con la vita e gli Apostoli avevano avevano annunciato e testimoniato con il loro coraggio.\u201d (Cfr. A. Cal\u00f2, Lettera a Monsignor Lefebvre e ai suoi amici integralisti, in Notiziario ROGATE, Anno II \u00a0No: 6 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0dicembre 1976)<\/p>\n<p dir=\"ltr\">ma la chiesa oggi ha forse<\/p>\n<p dir=\"ltr\">dimenticato il suo compito profetico?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Il Concilio Vaticano II pi\u00f9 volte nella sua documentazione (cfr. LG, 44) e poi anche vari documenti successivi parlano di testimonianza profetica di fronte alle grandi sfide (VC, 84-95);\u00a0 soprattutto l\u2019esperienza di vita religiosa viene definita segno e profezia per la comunit\u00e0 dei fratelli e per il mondo (VC, 15).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Con il Vaticano II il termine stesso profezia venne a rinvigorire le aspettative che molti di noi giovani sacerdoti sognavano per un rinnovamento della Chiesa, una riscoperta della novit\u00e0 evangelica nel nostro dialogare quotidiano quasi in contrapposizione alle varie formulazioni dogmatiche e istituzionali, spesso astratte e sibilline, e ad uno stile di comunicazione formale ed ecclesiastico. Profezia per significare proposte alternative, innovatrici, talvolta scomode, nel contesto di una lettura critica e polemica della istituzione e dei soggetti che con essa si identificano, del loro modo di vedere e parlare della realt\u00e0 e della storia. I profeti annunciano sempre qualcosa di nuovo, ove nuovo ha il sapore spesso di diverso, provocatorio; per questo essi nella vita restano ai margini della istituzione riconosciuta, sia civile sia ecclesiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Nel nostro quotidiano il linguaggio profetico si \u00e8 forse attenuato? Quando la chiesa si configura come istituzione umana e si inserisce in un contesto sociale da cui trae, o intende trarre, gratificazioni, benefici e riconoscimenti, ecclesiastici, politici e di immagine, essa di fatto non stimola la profezia, pur riconoscendone forse nella documentazione ufficiale la validit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030im_\/http:\/\/padreadamoprova.altervista.org\/images\/stories\/4ce.jpg\" width=\"500\" height=\"332\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Nei nostri ambienti ormai istituzionalizzati sentiamo urgente bisogno di nuovi profeti che sappiano far uso della profezia, come lettura e valutazione discordante dell\u2019oggi della storia e del vivere quotidiano, una profezia che diventi feriale, come in altri ambienti \u00e8 stata definita, e possano offrire proposte alternative, esprimendo in obbedienza allo spirito e in piena libert\u00e0 di spirito, all\u2019interno della istituzione chiesa e in polemica con essa quando necessario, una percezione di novit\u00e0 e diversit\u00e0, una cultura alternativa e non soltanto o esclusivamente una rilettura e riproposizione di concetti e di immagini passate che non riescono pi\u00f9 ad essere convincenti e condivisibili. \u00a0(Cfr. A. Cal\u00f2, La profezia nel linguaggio quotidiano, in <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030\/http:\/\/www.padreadamo.com\/\">www.padreadamo.com<\/a>, giugno 2009).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p>una generazione giovane<\/p>\n<p dir=\"ltr\">che la chiesa si affanna a capire<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">E che i giovani non riescono proprio a digerire. \u00a0Per diversi anni e in differenti ambienti mi sono occupato anche della educazione di ragazzi e giovani, non ultimo quelli provenienti da situazioni di disagio familiare e sociale, affidati a strutture educative\u00a0su indicazione dei servizi sociali territoriali o su richiesta delle stesse famiglie di origine. Ho poi avuto la fortuna, di poter trascorrere in terra di missione alcuni anni della mia vita sacerdotale, un\u2019 esperienza provvidenziale che mi ha concesso di incontrare, accogliere e seguire adolescenti e giovani in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030im_\/http:\/\/padreadamoprova.altervista.org\/images\/stories\/5ce.jpg\" width=\"500\" height=\"333\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\">\nE ho potuto conoscere e seguire nei particolari l\u2019itinerario di crescita e sviluppo di molti di questi ragazzi che oggi sono giovani o adulti e scoprire spesso il delicato cammino umano e religioso che un ragazzo e un adolescente compie nell\u2019instaurare e progredire nelle sue relazioni e impegni e cosa matura nel cuore e nella mente di un ragazzo e di un giovane nei momenti problematici della vita e come speso si senta estraneo nella chiesa.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">I giovani ci obbligano ad un discernimento non facile, perch\u00e9 molte loro sfide e atteggiamenti inquietano e sconcertano. Intelligenti, immature, spesso spaesate ci appaiono le ultime generazioni, che la Chiesa si affanna a capire. Ragazzi da giudicare e lasciare da parte? Forse sono semplicemente ragazzi da amare. Cosa manca a questi giovani? Essi saranno il futuro della Chiesa se la Chiesa attraverso i suoi ministri sapr\u00e0 accoglierli e accompagnarli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">una chiesa invecchiata<\/p>\n<p dir=\"ltr\">che i giovani fanno fatica ad accettare<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Credo sia nostro compito leggere il presente della chiesa con molto realismo e coraggio. E\u2019 cambiato in molti aspetti il mondo che pensavamo di conoscere e di poter gestire, e sul quale avevamo investito la nostra missione apostolica, programmate le attivit\u00e0 pastorali, strutturata la vita delle diocesi e delle parrocchie.\u00a0Noi\u00a0sacerdoti oggi siamo\u00a0coscienti di vivere un tempo di transizione e che siamo all\u2019inizio di un cammino in gran parte ancora da definire.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Non sempre la chiesa ha saputo cogliere il nuovo della societ\u00e0 ed \u00e8 rimasta a conservare nel tempo tipiche espressioni istituzionalizzate e sempre pi\u00f9 arretrate. Penso di non essere tra i pochi sacerdoti che pensano che l\u2019attuale cultura ecclesiale e la sua presenza nel mondo stiano diventando marginali. E\u2019 venuta meno la fantasia apostolica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030im_\/http:\/\/padreadamoprova.altervista.org\/images\/stories\/6ce.jpg\" width=\"500\" height=\"500\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Ne sono prova eloquente, la\u00a0riduzione numerica\u00a0dei cristiani che frequentano le nostre chiese, l\u2019assenza quasi totale della generazione giovani, la riduzione o chiusura di attivit\u00e0 e ambiti in cui i giovani erano soliti aggregarsi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">dare pi\u00f9 attenzione<\/p>\n<p dir=\"ltr\">e spazio al popolo di Dio<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Come rispondere a queste sfide?\u00a0 Gli interrogativi e i problemi legati alla nostra societ\u00e0 secolarizzata\u00a0costituiscono per la chiesa e per i cristiani una\u00a0nuova\u00a0istanza\u00a0per assumersi con responsabilit\u00e0 il proprio compito all\u2019interno della societ\u00e0 attuale.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Dal Concilio Vaticano II in poi, in una nuova visione di Chiesa quale popolo di Dio, siamo stati testimoni della riscoperta dell\u2019\u00a0universale vocazione alla santit\u00e0,\u00a0e di un progressivo recupero del ruolo del laicato\u00a0all\u2019interno del popolo di Dio, come valore e dignit\u00e0 ecclesiale specifica, della\u00a0sua\u00a0natura, della dignit\u00e0 e della sua missione,\u00a0riconoscendo al popolo di Dio, a tutti i battezzati, dimensioni e funzioni che pensavamo essere\u00a0riservati ai consacrati: la funzione\u00a0regale, la funzione\u00a0profetica e testimoniale,\u00a0la funzione sacerdotale e cultuale (cfr. L.G. nn.30-36).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20121111073030im_\/http:\/\/padreadamoprova.altervista.org\/images\/stories\/7ce.jpg\" width=\"500\" height=\"417\" border=\"0\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\">\n<p dir=\"ltr\">Cambiano\u00a0nel tempo i\u00a0criteri di rapportarsi al mondo e alle persone\u00a0e cambiano\u00a0di conseguenza le forme di evangelizzazione. Da qui la necessit\u00e0 che una chiesa possa modificarsi nel tempo e scegliere percorsi sempre nuovi e rispondenti ai tempi. Non si tratta di snaturare la propria missione ma di rileggerla per attualizzarla, darle nuova significanza e completezza e dunque anche\u00a0nuova\u00a0credibilit\u00e0 ed efficienza,\u00a0quando prendiamo coscienza \u00a0di un suo\u00a0attenuarsi\u00a0nel corso della storia,\u00a0alla luce di nuove letture culturali e sociali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>eravamo ragazzi ancora nei nostri aquiloni i sogni mai morti &nbsp; Ripeteva una canzona per gruppo Scouts: Eravamo ragazzi ancora, con il tempo aperto davanti\/\u2026 &#8230;. <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-13","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-vita-della-chiesa"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15,"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13\/revisions\/15"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/padreadamo.rcj.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}